Libero pensatore a briglia sciolta

Benvenuti

Questo è il mio blog personale, in cui una volta scrivevo con più regolarità, da un po' scrivo ormai soltanto talvolta. Io stesso riconosco che sia pieno di cose strane e spesso assurde. Tuttavia trovo che possa essere per lo meno di spunto per riflettere se avete del tempo libero

Ultima

You were a thief, you stole my heart!

 

 

Right from the start
You were a thief, you stole my heart
And I your willing victim
I let you see the parts of me, that weren’t all that pretty
And with every touch you fixed them
Now you’ve been talking in your sleep oh oh
Things you never say to me oh oh
Tell me that you’ve had enough
Of our love, our love

Just give me a reason, just a little bit’s enough
Just a second we’re not broken just bent, and we can learn to love again
It’s in the stars, it’s been written in the scars on our hearts
We’re not broken just bent, and we can learn to love again

I’m sorry I don’t understand
Where all of this is coming from
I thought that we were fine (Oh we had everything)
Your head is running wild again
My dear we still have everythin’
And it’s all in your mind (Yeah but this is happenin’)
You’ve been havin’ real bad dreams oh oh
You used to lie so close to me oh oh
There’s nothing more than empty sheets between our love, our love
Oh our love, our love

Just give me a reason …

Oh tear ducts and rust
I’ll fix it for us
We’re collecting dust, but our love’s enough
You’re holding it in
You’re pouring a drink
No nothing is as bad as it seems
We’ll come clean

Just give me a reason …

Oh we can learn to love again
Oh we can learn to love again oh oh
Oh that we’re not broken just bent and we can learn to love again

il Buio e le Luci

Voglio scrivere, verbalizzare.

Ecco una parola, un’azione, che permette di capire o – più modestamente – di fare chiarezza nella propria testa ecco la potenza enorme delle parole. Uno degli ultimi insegnamenti ricevuti: scrivere o dire a parole, un pensiero fino a quel momento conservato e fermentato soltanto nella botte della propria testa, lo rende più limpido e comprensibile, ordinato, ai miei occhi e quindi eventualmente utilizzabile.

Mi meraviglio di continuo dello splendore di ogni persona, ognuna uguale soltanto a se stessa (come direbbe un particolare filosofucolo). Anche le più da me insopportabili, insoffribili, sono magnifiche e meritevoli di relazione, di nota, di incontro, di rispetto, di essere guardate con gli occhi di Dio.

Un argomento che tocca il profondo di ogni uomo, che ogni giorno o quasi passa annoiato forse nella mia mente: l’amicizia. Quanto è faticoso ascoltare chi mi parla senza filtri, come solo un amico (e forse soltanto anche un nemico) sa fare? Quanto però anche condiziona la mia libertà di discernimento?

Infine parlo del titolo, presumibilmente la parte più interessante. Vedere, in viaggio a fari spenti sul motorino, vedere il buio e vedere le luci. Un paesaggio osservato, anche contemplato, guardato di passaggio, tante e tante volte. Ma questa sera, con il vento, con me stesso e la solitudine, con il silenzio soffiante durante una breve sosta sul ciglio della strada

, nell’oscurità del mondo,

(il titolo è citato da qui)

Sono libero di scrivere? Sono consapevole di chi potrà leggere?
Sì.
Tuttavia e appunto per questo voglio sfogarmi, voglio riversare il mio disagio su questa carta fluida, le cui onde sono increspate dalle relazioni, dalla rete in costante movimento sociale e informativo.
Oggi io sono fuori dalla luce del faretto della speranza, forse è la mia effimera gioventù che mi fa ritenere questo, forse. Nella mia mente risuonano parole lette, ascoltate e anche da me ripetute: “non temere”, “noli temere”, “apri il cuore”. Risuonano dando impulso a quel pesante gong, ch’altro non fa che suonare invece con parole opposte. Il discorso di Benedetto XVI, quello di Giovanni Paolo II: ora nel mio cuore ci sono solamente urla che gridano il contrario. Smetti di sperare.
Metti la parola fine a questa farsa.
La Chiesa non sembra avere futuro, i credenti sono sempre più tiepidi (oltre che sulla via dell’estinzione), presbiteri e vescovi, seppur solo in parte, offrono una testimonianza distruttiva, alcuni senza nemmeno cercare di nasconderla più di tanto al pubblico scandalo. E questa parte di bulldozer ho paura che faccia più effetto dei restanti che operano bene per il Bene.

E io, acerbo credente col naso fuori dalla porta dell’adolescenza verso mondo adulto, cosa dovrei fare? (che potrei) Pensare?

I punti di riferimento sono sempre meno, da un momento all’altro tutto può essere rivoltato come una zolla da un’inevitabile aratro.

La rete e l’informazione sono parte del disegno divino, stolto è chi non lo vede (?) : i segni dei tempi mi paiono molto eloquenti almeno sotto questo punto di vista.

Io voto, io prego, io confido in Dio, nel Signore Gesù e nella forza dello Spirito Santo.
La Chiesa si rinnova e sarà sempre in cammino, anche dopo ogni crollo, dopo ogni potatura o avvizzimento (cf. questo discorso).

Immagine del Crepuscolo su piazza San Pietro

28 II 2013 – il sole è tramontato su Roma: vuote le stanze del Santo Padre, nessuna luce dalle finestre del Palazzo Apostolico

.

La Regina della Notte -

Lasciare la voce per diventare musica pura, questo è cantare come lei fa.
Io invece lascio questo spazio da così tanto tempo vuoto e abbandonato, perché ormai scrivo sempre meno e generalmente su carta più che su tastiera del computer.

La Città, mai in silenzio, mai buia, mai pulita. Eppure vista al tramonto, da un punto di vista privilegiato, lascia un segno e delle sensazioni nella memoria.

[…] da poco finita cena: pizza fredda da asporto, uscito alle 23 dall’ospedale.
Strana la vita lì dentro. Un mondo a parte
12:29am
vedi che tutto si addormenta e l’ospedale anche abbassa la voce, e le luci, ma resta sveglio
come se dormisse sempre con un occhio solo.

Che cosa significa vivere dicendo spesso il falso?

Constatare quanto anche un bacio oggi abbia perso di valore: che ci vuole?
Basta anche solo coprirsi dietro qualche bicchiere, così non si rischia nulla.
E se va, buono!
Se non va… avevo bevuto.

Anche il tempo libero, rilassarsi, viene rovinato: la ricerca senza fondo prende il posto della spensieratezza, giocare diventa sempre per vincere, non è più possibile divertirsi per il gusto del gioco.

E ogni tanto in questa foresta di consuetudine e noia, stress, corsa scorgo un raggio di luce, assaporo per un istante appieno come se tornassi indietro all’esperienza di quand’ero bambino: un sogno, un sonnellino, un sapore, una musica, un’immagine. L’immaginazione.

Tante briciole di giorni, ognuno speciale nel suo semplice essere e contenere Vita. Briciole impresse su questo schermo poco per volta, a distanza di giorni, prese e riprese, aggiunte, tagli. Fino ad arrivare a una composizione soddisfacente per il mio debole senso estetico.

Buonanotte.

Tempo al tempo. Fiducia

Riconoscere che ogni esperienza che vivo è parte della storia della mia vita, è un buon traguardo.

Perché ogni evento, per quanto casuale, inaspettato, eccezionalmente bello o brutto, ha un posto ed appartiene a tutti gli effetti al libro che scriviamo di giorno in giorno, nonostante alcuni avvenimenti non siano spiegabili al fine della trama e paiano fuori luogo, sbagliati addirittura. Proprio come un lettore giustamente e naturalmente ignaro del finale, così sono io nel mio cammino.
Fino a un certo punto mi è possibile scrivere, ma non sono certo di aver capito l’interazione tra le scelte personali e quelle che non posso decidere e spesso nemmeno capire, sul momento o per lungo tempo. Il non sapere e/o capire genera assai facilmente frustrazione, a meno di appoggiarsi a un punto di forza quale la consapevolezza che sono semplicemente regole immutabili, come può essere la legge che descrive la gravità: così è, “punto e stop”, non mi metto a lamentarmi del fatto che sia così e vorrei accadesse diversamente o sono frustrato per il fatto che funzioni in tal modo. Uno stratagemma che potrebbe essere in grado di aiutare a vivere meglio tali regole (che risultano di frequente un po’ fastidiose) è l’applicazione di Pazienza, proprio ciò a cui mi riferisco nel titolo. Quando voglio capire alcune vicende di un libro, aspetto e vado avanti, unico modo per avere la speranza di aver successo nel comprendere tutta la trama.
Sono molto soddisfatto della metafora epesegetica “biblistica”, mi pare colga bene gli aspetti della realtà dei fatti. Lo dico galvanizzato dalla certezza della presenza di chi mi vuol bene, qualsiasi cosa accada.

Mi dispiace di aver scritto poco ma il sonno mi chiama.
(Contento comunque di averlo fatto, dato il lungo tempo senza interventi)

Avidità

Quante volte non so dire di no?

… fare, vedere, ascoltare, sapere, pensare, dire, ottenere, mangiare, avere. Azioni che fanno parte dei miei desideri voluttuari. Se mettessi insieme tutto, sarebbe evidente l’entità dell’avidità. Ma è così semplice non pensarci, no? Certo è che non riesco a capire la causa del desiderio di così tanto di non necessario, spesso prettamente superfluo, anzi. Probabile una insoddisfazione della realtà che è vissuta, ma non nego di avere l’impressione che siano proprio pochi quelli che non possono definirsi o che non si sentono tali. Moda o effettivo frutto dei tempi odierni, non saprei dirne il motivo. Vero è che il sentimento, il pensiero e la percezione restano inequivocabilmente. Nella crescita sembra di avere una crescente famelicità, correlata parallelamente a una crescita dell’impellente esigenza di fare dei tagli, delle scelte e soprattutto di organizzazione e definizione delle basilari priorità. Nell’esistenza ognuno elegge, predilige taluni o talaltri valori nell’olimpo dei più importanti. Certo: in astratto è facile stillare la classifica. Quanto però la vita la rispecchia effettivamente? Questa per caso è la coerenza di cui tanto oggi si parla (e si blatera?) in tv o in conversazioni e discussioni di ogni genere? Lontanamente forse. Di certo penso che questo è l’ideale che mi pongo io di coerenza che mi pongo come obiettivo. Conscio della mia scarsa capacità di costanza, senso del dovere e impegno. Quest’ultime fanno sì che brilli invece per in-coerenza, anche se sarebbe più giusto individuare la incapacità, più che altro. Tra le eventuali cause dell’avidità a volte compare il livello della società, i modelli che ne sono presentati più spesso et la competizione con altri individui. Entrambe sono a mio modo di vedere deprecabili, ma allo stesso tempo mi appartengono. Una delle peggiori forme di avarizia ritengo riguardi le persone, si chiama possessione e gelosia. Che intervento pieno tendenze negative! In grado ognuna di rovinare le aspirazioni, i progetti e le motivazioni più buone e lungimiranti.

And the sun will glow
Melting all the snow
Knowing all I know

Maturità sarà mostrare quanto sono in grado di fare le giuste scelte, non tanto per quello di cui non so come possa andare a finire, bensì in particolare riguardo decisioni di cui so chiaramente quale sarebbe la strada migliore da percorrere. Intanto il tempo scorre, ricordandoti sempre quanto moltissime cose siano sostanzialmente passeggere, effimere perfino. Poche d’altro canto, costituiscono quel che non si consuma mai. Sempre spero di riuscire a tenerlo fisso in testa, almeno questo! =)

“Crepi l’Avarizia, e Viva la Generosità!”

Si tratta sempre di noi,

e dunque c’è poco da buttarsi giù, poiché il vero centro è occupato dalla felicità che tutti illumina, ma che tutti hanno difficoltà nel raggiungere, nonostante sia come un cerchio con inclinazione verso il suo centro. Notevole rilevanza è detenuta dalla comunicazione, dalle relazioni e dal tempo. Tre parametri da non tralasciare mai e da tenere sempre in considerazione in ogni circostanza, seppur risulti frequente dare per scontato o dimenticarsene. Stare con chi è più in difficoltà di te e renderti conto mentre giudichi, rendermi conto di essere io in difficoltà, lungi di più. Sperare di essere un padoncino dell’avvenire, anelare avvenimenti non necessariamente piacevoli, soltanto per via del proprio egoismo e per cieca e (forse) bieca fiducia del proprio metro di valutazione. E dunque da lontano nello spazio è possibile isolarsi e guardare il mondo da una prospettiva nuova, “staccare davvero la spina”, come si dice spesso. Eppure che significa? Forse soltanto fermarsi veramente e vedere, accorgersi di ciò che è semplice, poco preso in considerazione, su cui quindi non si ragiona: traguardo tranquillamente raggiungibile anche senza viaggiare e isolarsi. Assurdo quanto qualsiasi cosapossa diventare maestoso e costruito, pensato per velleità di gloria, magnificenza; quanto è utile la diplomazia in ogni cosa, la facciata, la rappresentanza e l’immagine? Ora si passa a esaminare la scala dei valori, delle importanze, degli affetti. Come decidere, cosa misurare, chi ascoltare, quali messaggi sono realmente non ignorabili… (qui continua) E fantastico come il profumo del vero tempo che arriva discreto con la sua grandiosa gradualità.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.